GROTTA DELLA SORGENTE DEL TRU

Singolare e curiosa la risorgiva del Tru , il cui toponimo deriva probabilmente dal francese trou (buco) che ne richiama per l’appunto l’aspetto esterno e che si trova nell’antico borgo di via Sovernighe, a Piedeldosso.
Questa particolare falda carsica è anche probabilmente uno sfogo di acque meteoriche, poiché in occasione di abbondanti piogge aumenta di molto la sua portata.
Il Tru è quasi sconosciuto ai più giovani, sono invece ancora bene impresse nella memoria dei più anziani le piene provocate dal getto d’acqua in concomitanza di forti precipitazioni, esso fuoriusciva violento dal foro andando addirittura a raggiungere la porticina di rimpetto per poi scorrere lungo la strada in mezzo alle case, trascinando a volte pezzetti di ferro pestato che si pensava fossero scarti del maglio e delle fonderie della Val Trompia.
Nel 1989, in occasione della sistemazione delle fognature della zona, vennero realizzate delle opere di incanalazione anche delle acque del “capriccioso” Tru, che da allora cessarono di invadere la strada, ma che tutt’oggi i residenti di via S o v e r n i g h e sentono rombare durante le piene.
L’ingresso, ubicato in proprietà privata, è costituito da un pozzetto di ispezione che tramite uno stretto tubo in cemento immette in una cameretta in calcestruzzo. Il fondo della cameretta è occupato da una piccola vasca di sedimentazione mentre nella parete nord si trova un’apertura che si affaccia su uno stretto pozzo verticale, profondo circa 6 metri dal livello dell’acqua sottostante, di cui i primi 4 sono rivestiti da tubi in cemento dal diametro di 70 cm che poggiano su una strozzatura della roccia, mentre il restante tratto è rimasto naturale.
La parte terminale del pozzo è costituita da una piccola grotta di circa 2 x 1,5 metri dalle parerti rocciose formate da strati di calcare bianco intercalato regolarmente da strisce più sottili di selce, simili a quelle presenti nella ex miniera della Val Volpera.
Gli strati rocciosi presentano un’inclinazione molto forte di circa 50° e si immergono direttamente nell’acqua, che normalmente si mantiene a questa quota.
La direzione degli strati rocciosi e la profondità dell’acqua indicano il proseguimento discendente del pozzo verso nord, ed è pertanto ipotizzabile uno sviluppo in tale direzione, tuttavia non è per il momento possibile fare accertamenti in quanto sarebbe necessario l’impiego di specifica attrezzatura subacquea da speleologia.
Le pareti del pozzo sono ricoperte da un leggero strato di depositi fangosi che testimoniano come durante i temporali tutto il pozzo venga invaso dalle acque meteoriche provenienti da una falda sotterranea.
Questa cavità non è registrata al catasto speleologico anche se viene brevemente citata in quanto fu oggetto di interesse da parte di alcuni speleologi bresciani che verso la fine degli anni venti ne raccolsero notizie riportate di seguito: “Foro presso casa Colonna = Ghidini raccoglie notizia il 28.12.1929 presso casa Colonna a Gussago esiste foro che in tempo di grandi precipitazioni emette getto d’acqua notevole e violento, tale da raggiungere anche porticina dirimpetto, a parecchi metri di distanza.”
Da una ricerca della maestra Teresa Angeli risulta che: “Questa sorgente viene da sotto i monti Roccoli e Baita, e giunge dalla Val Trompia perché nelle piene, quando scorreva in superficie era cosparsa di pezzetti di ferro pestato, scarto del maglio e delle fonderie della Val Trompia.
Nella parte sotterranea della “prima Gussago”, in via Sovernighe, c’è una stanza, una caverna con pareti di roccia e sul basso nasce l’acqua, in forte quantità, della sorgente Tru.
Tale grotta fu visitata negli anni passati dagli scout e nel 1989 dai tecnici in occasione della progettazione per l’incanalamento delle acque sorgive al fine di evitare l’allagamento della strada.
La grande grotta, a sud, presenta un muricciolo costruito dall’uomo perché il bestiame si abbeverasse senza invadere la grotta. I costruttori della “seconda Gussago” (l’attuale) fecero come si fa oggi, abbatterono le vecchie case cadenti, livellarono il terreno che restò più alto e ricostruirono, e per conservare la sorgente la lasciarono scorrere nei fossi sotterranei; alla grotta fecero un camino che arrivava al livello stradale attuale con un’apertura (buco) perché quando la grotta si riempiva di acqua, questa potesse uscire senza portare rovina.
Allora l’acqua era pulita e venivano anche da fuori a prenderla per i malati, la raccoglievano da un pertugio che c’era nella casa.
Fuori c’era pure una pozza e ci si abbeverava il bestiame e sul muricciolo di protezione si sedevano i vecchi la sera a parlare mentre i ragazzi correvano lieti nella strada senza autoveicoli.
L’acqua entrava nel lavatoio dove lavavano tutte le massaie di Piedeldosso ……”

Grotta della sorgente del Tru (Fig.14)